Intervista a Davide Orsini, sceneggiatore e regista teramano

TERAMO – A Davide Orsini, scrittore e sceneggiatore teramano, Romeo e Giulietta porta decisamente bene: nel 2004, infatti, il 27enne esordì come regista teatrale a Roma proprio con una versione musicale di questa immortale tragedia shakespeariana, intitolata ‘Verona – non giurare sulla luna’. Fu un esordio fulminante. Ora, a distanza di 7 anni, ecco l’uscita il 4 ottobre scorso di questo ‘Romeo e Giulietta di William Shakespeare – Adattato in prosa e per tutti’, distribuito da Fermento editore di Roma, prima fatica letteraria del nostro.

Davide, parlaci di questo esordio.

“Il libro fa parte di una collana di classici in prosa dedicata ai poemi antichi, pubblicata in precedenza dalla casa editrice. L’idea di iniziare un nuovo percorso di adattamento delle opere teatrali shakespeariane ha orientato la casa editrice a scegliere una persona che avesse già avuto a che fare con questa particolare drammaturgia. Per me è stata l’occasione di cimentarmi un una nuova, bellissima sfida del mio lungo percorso di maturazione professionale.

Per la realizzazione di questo progetto – rendere cioè un testo teatrale accessibile a tutti – è stato necessario un grande impegno, incentrato soprattutto sulla ricostruzione di tutta l’ambientazione. Un lavoro decisamente non facile, posso garantirlo: in questo adattamento dell’opera il mio tentativo di ricreare un’ambientazione storica, oltre che i pensieri dei personaggi attraverso il testo, ha necessitato la creazione di una voce narrante fuori campo, assente nella versione originale. Inoltre ho lavorato molto sul linguaggio, rendendolo più semplice e accessibile a tutti, cercando comunque di preservare la musicalità e la bellezza della versione originale . Basta leggere il quarto capitolo-atto del libro per capire quanto la versione originale sia stata ampliata e rielaborata”.

Ogni scrittore, inutile negarlo, si identifica particolarmente in un determinato personaggio della storia. Quale tra quelli di questo romanzo ti rappresenta meglio?

“Qualunque scrittore direbbe Romeo o Mercuzio, ma sarò sincero: in questo momento se dovessi riconoscermi in qualcuno dei protagonisti, direi senza dubbio frate Lorenzo, che nel terzo atto spinge la coppia di adolescenti, rivoltisi a lui, ad amarsi ‘con moderazione’, che di per sé è una contraddizione. Sarà per colpa di una dose di cinismo che mi porto dietro di questi tempi. In questo dramma immortale ci sono visioni che entrano in conflitto e creano la tragedia. Frate Lorenzo rappresenta il portavoce di una società – quella di allora come quella di oggi – in netto contrasto con l’amore e le sue dinamiche celesti. Il loro amarsi è un insegnamento che riecheggia immortale nel tempo. Romeo e Giulietta rimarranno sempre un ideale romantico inarrivabile, un mito che amo nella letteratura e nel cinema, che spesso sono più grandi della vita. Per questo ha ancora senso riproporrli: dobbiamo ancora credere che certe emozioni, certi sentimenti, siano possibili.”

Quale speri sia la risposta del pubblico al tuo libro?

“Ovviamente spero che questo lavoro possa essere un trampolino di lancio per ciò che saranno le mie scelte future: incrociando le dita, se questo libro dovesse andare bene, penso che diverrebbe il primo di una intera collana dedicata ai testi shakespeariani. Sabato 22 ottobre, il libro è stato presentato anche nella mia amata Teramo, presso la libreria La Sapienza di corso San Giorgio dove è in vendita: confrontarmi con i miei amici e conoscenti è stato molto emozionante e, da quello che mi hanno riferito, le prime impressioni sono positive”.

Tralasciando per un istante Shakespeare, quale romanzo vorresti riadattare, se ti venisse chiesto?

“Da sempre nutro una passione viscerale per i tragediografi greci come Eschilo, Euripide e Sofocle. Proprio quest’ultimo, tra l’altro, ho voluto citarlo nel titolo di in un mio cortometraggio intitolato ‘Le leggi non scritte’, basato sul conflitto ideologico tra le leggi dello Stato e quelle non scritte dei sentimenti, del sangue, dell’umanità: un chiaro riferimento alle Apaxa legomena citate da Sofocle nell’Antigone. Se mi si dovesse presentare l’occasione, non esiterei ad accettare un riadattamento di un’opera di questi autori classici.

La mia passione per loro non si affievolirà mai. Per ora, mi accontento di veder pubblicato un secondo lavoro letterario, scritto parallelamente a questo Romeo e Giulietta, intitolato ‘La Muraglia Cinese’ (Avagliano editore): è un saggio socio-economico che riguarda l’ impatto dell’immigrazione cinese nel tessuto industriale di Prato. Mi è stato proposto di scrivere la storia di un gruppo di ragazzi che hanno lavorato diversi mesi a Prato nel tentativo (fallito, purtroppo) di integrare i tanti lavoratori di etnia cinese togliendoli dal fango del lavoro in nero”.