TUTTI PAZZI PER AMORE e KEBAB FOR BREAKFAST sono due prodotti di fiction molto diversi tra loro, ma che ruotano entrambe intorno al desiderio di genitori single (con figli) di rifarsi una vita e creare una famiglia allargata.
Questo è il sottile filo rosso che unisce le due fiction, che in realtà scelgono approcci completamente opposti per indagare questo desiderio. L’italiana TUTTI PAZZI PER AMORE gioca sulla commedia sentimentale condita di personaggi eccentrici e buoni sentimenti, la tedesca KEBAB FOR BREAKFAST sul racconto di formazione e la convivenza interculturale.

Tutti pazzi per amore è una serie televisiva italiana trasmessa da Raduno a dicembre 2008, nella prima serata della domenica (con un doppio episodio).
La serie comincia con il trasloco del vedovo Paolo (Emilio Solfrizzi) e della sedicenne figlia Cristina in una nuova casa, al terzo piano di un palazzo in cui vivono anche le sue vecchie zie. Lui è un perito agrario, fan dei Matia Bazar e del modellismo, che ha cresciuto la figlia da solo durante gli ultimi sei anni (figlia venuta su bene: alternativa quanto basta, concreta, passionale e socievole). I due, causa trasloco e modi di fare alquanto spicci, attirano immediatamente l’antipatia dei vicini di casa, la separata Laura (Stefania Rocca) e i figli Emanuele (sedicenne anche lui) e Nina (di circa 10 anni, con tanto di amico immaginario di nome Filippo che cena sempre assieme alla famiglia). Lei lavora da pochissimo nella redazione di una rivista femminile, curando la rubrica della posta del cuore. È il primo lavoro da quando si è separata: prima si era dedicata solo ai figli (figli venuti su non proprio “centrati”: Emanuele è un paranoico igienista, primo della classe odiato da tutta la scuola; Nina dedica la sua tenera infanzia a parlare con un amico immaginario e a cercare un fidanzato per la madre).
Le due famiglie, pur non incrociandosi mai, si odiano tramite persiana. Eppure i due adulti non sanno che al di là di quella sottile parete vive la persona di cui si sono innamorati. È successo per caso al supermercato, quando si sono guardati per la prima volta, ed è risuccesso per strada, quando lui ha difeso lei in un contenzioso con un grosso energumeno per un parcheggio (contenzioso finito con il ko di Paolo, finito al tappeto steso da un pugno dell’energumeno). Alla fine del secondo episodio, dopo una cena romantica a lume di candela con tanto di sospirato bacio, i due scoprono di essere gli odiati vicini. Come comportarsi? Nonostante le amiche di lei e l’amico di lui predichino il “mai innamorarsi di un vicino di casa”, i due decideranno di seguire i sentimenti. Ma come faranno i figli, così diversi tra loro e già sul piede di guerra, ad accettare la loro unione?
Il tutto è raccontato tramite la commedia sentimentale che a tratti sfocia addirittura nel musical. Una commedia all’americana, più attenta alle dinamiche relazionali che al contesto culturale e sociale in cui è ambientata.

Kebab for Breakfast (titolo originale Türkisch für Anfänger, letteralmente “turco per principianti”) è una serie televisiva tedesca trasmessa per la prima volta in Italia da MTV nel 2007, caratterizzata dalla presenza di personaggi appartenenti a culture differenti.
La serie è narrata dal punto di vista di Lena, una ragazza sedicenne complicata e logorroica, che all’inizio della serie si trova a fare i conti con una vera e propria rivoluzione: la sua migliore amica Katy si trasferisce negli Stati Uniti, sua madre Doris (psicanalista separata, collezionista di fidanzati strampalati e poco durevoli) decide di ufficializzare il suo fidanzamento con il poliziotto Metin (vedovo e turco, con a carico due figli). E così Doris, Lena e il fratellino Nils si trasferiscono a Kreuzberg, il quartiere turco di Berlino, per formare con Metin, il figlio sedicenne Cem e la figlia quindicenne Yagmur una nuova famiglia.
Una famiglia con membri troppo diversi tra loro per convivere pacificamente: se Metin e Doris sembrano due cuori e una capanna, i figli sono in guerra aperta: Lena e Yagmur dividono la stessa stanza, ma non potrebbero essere più diverse. Lena è aperta, europea, laica e con tutti i turbamenti sentimental-sessuali di una ragazzina della sua età; Yagmur invece è una fervente musulmana praticante, con tanto di velo e preghiere quotidiane rivolta verso La Mecca. Niente sesso, baci e festini: per Yagmur l’unica cosa che conta è servire Allah, come sua madre prima di morire. Come può non scontrarsi con Lena, cresciuta con una madre ultra-permissiva e assolutamente non religiosa?
Il conflitto è esteso a tutta la famiglia, e si può generalizzare dicendo la famiglia rappresenta bene le dinamiche conflittuali tra turchi (la comunità turca in Germania è la più numerosa d’Europa) e tedeschi. La commedia riesce a mettere alla berlina vizi e virtù di entrambi, raccontando come, attraverso la pacifica fusione tra le due culture, si possa essere migliori. E così Lena impara da Yagmur come le regole possano essere importanti per la propria crescita e Yagmur impara da Lena che troppe costrizioni ti impediscono di esprimerti come individuo. Cem impara dai tedeschi la parità dei sessi, Doris impara a rispettare le scelte di altri che non la pensano come lei. E così via.

La forza di KEBAB FOR BREAKFAST sta nel non fermarsi alla superficie delle cose, ma di inserire i suoi personaggi in un contesto sociale molto ben delineato. La personalità di ogni personaggio viene raccontata grazie alle dinamiche sociali e ambientali con cui si trova a convivere. Il confronto tra le due culture della famiglia (i turchi da un lato, i tedeschi dall’altro) non crea personaggi monolitici, utili solo per “rappresentare” i due mondi, ma è una spinta propulsiva per raccontare dei personaggi che hanno forti credenze o convinzioni, costretti a fare i conti con la convivenza e la vita di tutti i giorni.
TUTTI PAZZI PER AMORE, invece, preferisce giocare con lo stereotipo, non riuscendo a calare i suoi personaggi in una realtà vera e tangibile. Come se volesse raccontare una favola di buoni sentimenti, prendendo in prestito (sic!) quello “stile Amelie” che ormai ha straripato ovunque: protagonisti buoni che si sfiorano, ma non hanno il coraggio di toccarsi; selva di personaggi eccentrici che aiutano i protagonisti ad esprimere i propri sentimenti, una Roma da favola dove gli ingorghi non esistono e le persone si incontrano per strada come se abitassero a Castel Gandolfo. Per non parlare dei numeri da musical (in playback!) che ogni tanto irrompono nella fiction come dei pugni nello stomaco (epocale l’esibizione di Solfrizzi in “sono un ragazzo fortunato” di Jovanotti, con tanto di danza semi-tribale con tre donnone di colore, sgargiantemente vestite). Purtroppo dello “stile Amelie” è rimasto solo il tentativo e non c’è un briciolo di quella leggerezza e poesia che rende quel film unico e inimitabile.
Ma gli “omaggi” ad altri prodotti non finiscono qui: i protagonisti che non dicono quello che vorrebbero dire (ma se lo immaginano: Scrubs docet), i figli che finiranno per innamorarsi tra loro (Los Serrano, rifatta in Italia col titolo I CESARONI dallo stesso produttore della serie, Carlo Bixio, che quindi si auto-omaggia); le amiche della protagonista che elargiscono consigli alla Sex and the City e Desperate Housewives.
Se un personaggio non è eccentrico (di un eccentricità fine a se stessa, non certo figlia dei tempi che corrono) non è degno di essere raccontato: la lezione di quotidianità di UN MEDICO IN FAMIGLIA sembra esser stata abbandonata. I figli sembrano vivere in un’ovatta fuori dal mondo: dove sono i problemi veri, quelli che vivono i ragazzi di oggi? Davvero è necessario raccontare un sedicenne igienista che non può mangiare gli alimenti nello stesso piatto? O considerare “le canne” come il male assoluto che può capitare a dei ragazzi? Eppure i ragazzi di Skins se ne fumano a quintali, ma non sembrano soffrire per quello, ma per motivi ben più seri. Possibile che i conflitti tra genitori e figli esplodano solo perché non si riesce ad accettare che un padre vedovo e una madre separata si innamorino di nuovo?
In KEBAB FOR BREAKFAST il conflitto genitori-figli affonda le radici nello stesso terreno, ma i rami crescono molto più in alto: se per Lena, Nils, Cem e Yagmur accettare che i rispettivi genitori stiano insieme è difficile, certo non è solo per una “nostalgia” dei tempi che furono. Ci sono differenze abissali da colmare, e non solo tra i poli opposti della famiglia, ma anche tra genitori e figli: Metin, ad esempio, è un padre buono e comprensivo, ma vive l’Islam in maniera molto più “easy” di sua figlia Yagmur. Per questo motivo i due rischiano di allontanarsi ancora di più quando Metin ufficializza il rapporto con Doris, la “peccatrice”. Metin si trova tra due fuochi: appoggiare le scelte della figlia (paradigmatico l’episodio in cui Metin, goloso per natura, accetta di rispettare il Ramadan per sostenere Yagmur) o preferire lo stile di vita di Doris, la sua attuale compagna. Tuttavia anche tra fratelli il rapporto non è idilliaco. Cem è il ragazzo sensibile che si nasconde sotto la scorza del bullo, molto più interessato ad integrarsi (mantenendo della sua cultura solo gli aspetti più “machi”) che ad essere un musulmano duro e puro come sua sorella Yagmur.

Per questo mi sento di intitolare quest’analisi TUTTI PAZZI PER IL KEBAB. Perché se solo potessimo osare di più e non dimenticarci che viviamo in un mondo reale, fatto di problemi reali e di persone vere, forse riusciremmo a scrivere anche delle favole migliori, e non dei compendi dolciastri e superficiali sull’amore a tutte le età.